L’ Anima Blu del Mondo: Viaggio tra Pietra, Mito e Luce

C’è qualcosa di magico nel momento in cui la luce del sole tocca la carta sensibilizzata, trasformando il bianco nel profondo, quasi sacro, Blu di Prussia. Nelle mie ultime cianotipie, questo processo alchemico ha trovato il suo compagno ideale: il volto dell’antichità, l’architettura del sacro e la memoria delle nostre radici.

La Tecnica: Un Rituale di Luce e Chimica

La cianotipia è un processo di stampa fotografica a contatto che risale al 1842. Ma per me non è solo storia: è una pratica viva, un esercizio di lentezza in un mondo dominato dall’istantaneità digitale.

Il processo inizia nell’oscurità del laboratorio, dove preparo una soluzione fotosensibile a base di citrato ferrico ammoniacale e ferricianuro di potassio. Uso un negativo digitale di grandi dimensioni, adagiato direttamente sulla carta. L’esposizione avviene sotto una sorgente di luce UV ( è possibile anche usare direttamente la luce solare), che agisce come un pennello invisibile, scrivendo l’immagine fibra dopo fibra.

Il Supporto: La Materia della Bergger Cot 320

Per questa serie ho scelto la Bergger Cot 320, una carta d’eccellenza prodotta in Francia, specificamente concepita per le tecniche alternative. È una carta 100% cotone, priva di sbiancanti ottici, che offre una stabilità eccezionale nel tempo.

La sua particolare collatura permette al blu di manifestarsi con una gamma tonale ricchissima, mantenendo la delicatezza delle alte luci senza sacrificare la profondità delle ombre.

Nota tecnica: La Bergger Cot 320 è particolarmente apprezzata perché non richiede trattamenti di acidificazione prima della stesa, garantendo che il blu rimanga chimicamente stabile e straordinariamente profondo.


Alcune Mie Stampe

Il Volto nel Silenzio  – Cambogia

In questa stampa, il volto di pietra — simbolo di saggezza antica — viene reinterpretato attraverso il Blu di Prussia. Il blu toglie alla pietra il suo calore terroso, trasformandola in un’apparizione onirica. Notate come la tecnica esalti ogni crepa e poro della roccia: è il cuore del Wabi-Sabi, la celebrazione della bellezza dell’imperfezione e dei segni lasciati dal tempo. Qui la pietra non è più materia pesante, ma spirito.


Geometria e Sacralità – FEZ L’antica Medina 

Nello scatto della fontana monumentale e dei mosaici, la cianotipia trasforma la geometria razionale in un mandala meditativo. La figura umana al centro diventa una silhouette che si fonde con l’architettura. Il blu elimina la componente temporale: il paesaggio diventa un luogo della memoria, un’immagine che sembra riaffiorare da un passato remoto.


L’Oro del Rajasthan nel Blu Silenzioso

C’è qualcosa di profondamente poetico nel vedere il calore del Rajasthan filtrato attraverso il freddo cobalto di una cianotipia. In questo dettaglio di un tempio indù, la pietra — solitamente baciata dal sole del deserto — si trasforma in un’apparizione notturna, quasi subacquea.

L’incontro tra luce e devozione

La figura scolpita, con le sue curve morbide e la grazia tipica dell’arte classica indiana, emerge dal blu con una forza nuova. La cianotipia, con i suoi bordi irregolari che rivelano la mano dell’artista, non si limita a documentare un’architettura; ne cattura l’anima.

  • Il contrasto: Le ombre profonde scavate dal tempo diventano neri intensi, mentre i rilievi più esposti alla luce brillano di un bianco etereo.
  • La materia: La grana della carta e i segni delle pennellate ai bordi sembrano dialogare con la porosità della pietra, ricordandoci che sia la scultura che la fotografia sono, in fondo, atti di manipolazione della materia e della luce.

Questa immagine ci invita a fermarci. Non è solo il dettaglio di un tempio; è il frammento di una preghiera che attraversa i secoli, vestita di un blu che sa di infinito.


Il Blu della Compassione: Meditazione tra le Rovine

Se la precedente immagine ci portava nel dinamismo delle divinità indiane, questa cianotipia ci immerge nel silenzio profondo di un tempio buddista (probabilmente tra le maestose rovine di Ayutthaya o Sukhothai). Qui, il blu smette di essere solo un colore e diventa uno stato mentale.

Un’icona oltre il tempo

La figura del Buddha seduto in meditazione emerge con una nitidezza quasi marmorea. La tecnica fotografica analogica esalta la sacralità del soggetto, spogliandolo della distrazione del colore reale per restituirci l’essenza della sua forma.

  • L’imperfezione perfetta: Le crepe sulla superficie della statua e i segni dell’ossidazione chimica tipici della cianotipia sembrano fondersi, rendendo difficile distinguere dove finisce l’erosione del tempo sulla pietra e dove inizia l’arte della stampa.
  • Il dettaglio del sigillo: La firma in rosso (l’hanko o sigillo orientale) nell’angolo crea un punto di rottura visivo perfetto, un tocco di calore che ancora l’opera alla tradizione calligrafica.
  • Profondità e vuoto: Lo sfondo architettonico, con i suoi mattoni a vista, incornicia la figura centrale, trasformando un reperto archeologico in un portale verso l’introspezione.

Il Lavoro e il Mito – Aci Trezza e il porticciolo dei Malavoglia

In questa immagine ci spostiamo nella mia Sicilia. Ritraggo uno degli ultimi Maestri d’Ascia siciliani al lavoro nell’antico porticciolo di Aci Trezza, luogo reso immortale dal Verga. Il Blu di Prussia trasforma la fatica quotidiana in un gesto mitico. La resa sulla Bergger Cot 320 permette di percepire la tensione delle mani e la grana del legno usurato. Immergendo questa scena nel blu, essa si stacca dalla cronaca per diventare archetipo: la perseveranza di una tradizione che resiste al tempo.


Il Blu come Velo del Tempo e il Margine Vivo

Il blu non è un colore descrittivo; è il colore del sogno e del mistero. Utilizzando questa tecnica, spoglio il soggetto della sua componente geografica per portarlo su un piano atemporale.

Noterete che in ogni mia stampa i bordi sono lasciati “vivi”. Le pennellate di emulsione sono visibili, materiche, autentiche. Rivendico con orgoglio il segno del pennello e l’imperfezione: sono la prova che ogni stampa è un pezzo unico, un dialogo irripetibile tra la chimica, la luce e la mia mano.

Vi invito a guardare questi sguardi di pietra e questi gesti antichi. In quel colore non c’è solo chimica, ma il tentativo di catturare l’eco di una bellezza che non conosce tramonto.

Beyond the Shutter: A Vision Between Japanese Aesthetics and Romanticism

By Roberto Roberti

Introduction: Photography Between Art and Mechanics

My photographic journey is deeply intertwined with my love for painting and the graphic arts. To this day, many photographic circles still harbor a sense of inferiority compared to “higher” arts like cinema or literature. We often get lost in the debate over the reproducibility of a photograph versus the uniqueness of a canvas, forgetting that art does not reside in the medium, but in the vision.

The Lesson of Pictorialism

The first attempt to overcome this boundary occurred with Pictorialism at the end of the 19th century (Gustave Le Gray, Alfred Stieglitz). This movement utilized artisanal techniques to liberate photography from the accusation of being a mere industrial process. In my view, if many photographers struggle to find their own voice today, it is due to a lack of:

  1. A holistic vision: All arts constantly influence one another.
  2. A conscious poetic: Developing a personal style is vastly different from simply copying the latest trendy filter.

My Research: Between Japanese Aesthetics and Romanticism

In my black-and-white landscape photography, I do not seek geographical documentation, but rather an inner resonance through two pillars:

1. Yūgen and Negative Space

The Japanese concept of Yūgen refers to that which is mysterious, “dimly dark,” or profound. In photography, this translates into the use of negative space. It is not merely “empty,” but an active element that allows the viewer’s mind to complete the image. A dense fog is not a lack of information; it is an invitation to the imagination.

2. The Sublime and Transcendent Nature

I draw inspiration from the Romantic Sublime (Edmund Burke): that feeling of “delightful horror” experienced before the majesty of nature. This concept aligns perfectly with Japanese Shintoism, where the landscape is considered sacred. Photography thus becomes a spiritual exercise—a way to connect with something greater than ourselves.


Technical Insight: The Art of Printing and Vision

The Magic of Platinum-Palladium Printing

To close the creative circle, I return to ancient techniques. Platinum-Palladium printing on Japanese Washi paper is not a mere reproduction:

  • Matter: The image becomes part of the paper’s fibers; it does not simply sit on the surface.
  • Rendering: It offers a tonal range and depth in the shadows that digital media cannot emulate, creating a unique physical object.

Compositional Methodologies

  • Sumi-e Minimalism: Exalting the subject through simplicity.
  • Wabi-Sabi: Focusing on the texture of a trunk or rock to highlight the “beauty of impermanence.”
  • Golden Spiral: A pictorial device used to bestow ancestral harmony upon mountain peaks.
  • Infrared: To grant drama to the skies and symbolically exalt the life force of plants.

Conclusion

Landscape photography is a meeting point between East and West. I hope this article serves as a stimulus to look beyond the viewfinder, searching not for the “beautiful place,” but for the “feeling of the place.” Only by releasing the poetry we hold within can our photography finally become a true work of art.

Oltre lo scatto: La mia visione tra Estetica Giapponese e Romanticismo

Di Roberto Roberti

Introduzione: La Fotografia tra Arte e Meccanica

Il mio percorso fotografico è profondamente legato al mio amore per la pittura e le arti grafiche. Ancora oggi, in molti circoli fotografici, persiste un senso di inferiorità rispetto ad arti come il cinema o la letteratura. Spesso ci si perde nella diatriba sulla riproducibilità dello scatto rispetto all’unicità della tela, dimenticando che l’arte non risiede nel mezzo, ma nella visione.

La Lezione del Pittorialismo

Il primo tentativo di superare questo limite avvenne con il pittorialismo a fine ‘800 (Gustave Le Gray, Alfred Stieglitz), che utilizzava tecniche artigianali per liberare la fotografia dall’accusa di essere un mero processo industriale. A mio avviso, se molti fotografi faticano a trovare una voce, è perché manca:

  1. Una visione d’insieme: Le arti si influenzano costantemente.
  2. Una poetica consapevole: Uno stile è ben diverso dal copiare il filtro di moda.

La Mia Ricerca: Tra Estetica Giapponese e Romanticismo

Nella mia fotografia di paesaggio in bianco e nero, non cerco la documentazione geografica, ma una risonanza interiore attraverso due pilastri:

1. Lo Yūgen e lo Spazio Negativo

Il concetto giapponese di Yūgen indica ciò che è misterioso, “leggermente scuro”. In fotografia, questo si traduce nell’uso dello spazio negativo. Non è vuoto, ma un elemento attivo che permette alla mente di chi guarda di completare l’immagine. Una nebbia fitta non è mancanza di informazione, ma un invito all’immaginazione.

2. Il Sublime e la Natura Trascendente

Mi ispiro al Sublime romantico (Edmund Burke): la sensazione di “orrore dilettevole” davanti alla maestosità della natura. Questo concetto si sposa con lo Scintoismo giapponese, dove il paesaggio è sacro. La fotografia diventa quindi un esercizio spirituale per connettersi a qualcosa di più grande.

Approfondimento Tecnico: L’Arte della Stampa e della Visione

La Magia della Stampa al Platino-Palladio

Per chiudere il cerchio creativo, ricorro alle antiche tecniche. La stampa al Platino-Palladio su carta giapponese Washi non è una semplice riproduzione:

  • Materia: L’immagine entra nelle fibre della carta, non ci appoggia sopra.
  • Resa: Offre una gamma tonale e una profondità nelle ombre che il digitale non può emulare, creando un oggetto fisico unico.

Metodologie Compositive

  • Minimalismo Sumi-E: Esaltazione del soggetto attraverso la semplicità.
  • Wabi-Sabi: Concentrarsi sulla texture di un tronco o di una roccia per evidenziare la “bellezza dell’impermanenza”.
  • Spirale Aurea: Un espediente pittorico per dare armonia ancestrale alle vette montuose.
  • Infrared: Per conferire drammaticità ai cieli ed esaltare simbolicamente la forza vitale delle piante.

Conclusioni

La fotografia paesaggistica è un punto di incontro tra Oriente e Occidente. Spero che questo articolo sia uno stimolo per guardare oltre il mirino, cercando non “il bel posto”, ma il “sentimento del luogo”. Solo liberando la poesia che abbiamo dentro, la nostra fotografia diventerà finalmente un’opera d’arte.